FURORE SENZA IL FRENO🐎di Jean François Bachis Pugliese

Artisti Italiani.Carla Patella.

Carla Patella. 1953, Bologna. Furore senza freno – Acrilici e olio su tela – 150x100cm. Il furore e’ un sentimento che, molti esseri psichici riescono a sprigionare, dalle loro anime vegetanti, nel momento in cui esse sono sottoposte a contrastare delle loro vicissitudini di vita negative, funzionali a contrastare l’ ontocretizzazione di energie benevole, tendenti a assurgere al loro supremo esito, nella realta’ fenomenica, per cui la pittrice Carla Patella rappresenta fantasticamente il Furore stesso, attraverso un cavallo di colore bianco, fuoriuscente con tutta la sua forza d’ urto energetica da una dimensione psiciallucinante, caratterizzata da innumerevoli macrocromo chiazze aniconiche, fatte di foglia oro, talche’ l’ oro e’ simbolo di regalita’ e del preservamento del potere, sugli obiecta e i soggetti manifesti che, si impongono di continuo con il loro peso specifico e la loro possanza volumetrica sulla superficie del pianeta terra, scaraventato e levitante quest’ ultimo, nello spazio piu’ profondo e oscuro dell’ universo, giacche’ sulla sua superficie sopraddetta, solo la luce sprigionata naturalmente dai raggi del sole riesce su di essa a illuminare i suddetti obiecta coltri e smarriti e i soggetti sopraddetti che, la pittrice in questione, tranne per il cavallo, non rappresenta in cotale guisa nel suo quadro, poiche’ non evocati dalla sua anima vegetante, poiche’ essa e’ furrente e’ non capace piu’ di percepire cio’ che attorna esteriormente il suo corpo di ontoconcretizzazione antropico, nel momento in cui il suo Spirito e’ intriso dal Furore Manifesto. La domesticazione del cavallo sembra  risalire secondo dei recenti studi scientifici circa 5.500 anni fa in Asia e al III millennio a.C.  in Europa.
Precedentemente che l’uomo ebbe il modo di intraprendere le prime  selezioni delle razze equine, era molto facile per lui indentificare le differenti provenienze dei cavalli,  in base ai loro luoghi d’ origine e  alle condizioni climatiche. I luoghi piu’ freddi sono stati sempre favorevoli a generare dei grossi cavalli ma anche molto lenti, invece i territori piu’ caldi supportavano la nascita e la crescita di cavalli di dimensioni modeste, ma molto più scattanti. La razionalizzazione da parte dell’ uomo nel selezionare le razze equine incomincia  nel momento in cui l’uomo stesso intuisce quali siano gli ambienti naturali piu’ consoni a gestire i cavalli sopraddetti , per cui  si palesa il fatto che, ogni cavallo per garantire al meglio le sue prestazioni psicofisiche, debba vivere in un ambiente adatto a lui, e non al servizio dell’ uomo.
La grande selezione  attuata dai tanti allevatori nei confronti dei cavalli durante la storia dell’ umanita’ recalcitrante ha favorito certamente molti miglioramenti da parte dell’ uomo e del suo rapporto con gli equini. In effetti questo animale e’ stato addomesticato dall’ uomo stesso per diversi motivi, ossia quello bellico, di trasporto, di lavoro o di sostentamento, di sport e tant’ altro di differente.
La selezione dei cavalli da parte dell’ uomo  e’ incessante e continua ancora oggi, per diversi motivi collegati alla ricreativita’ alla  terapeuticita’ allo sport e anche alla gestione dell’ ordine pubblico da parte delle forze dell’ ordine.
I cavalli  si possono dividere in due gruppi principali: a sangue freddo e a sangue caldo. I primi sono molto piu’ pesanti, forti, docili e calmi dei secondi che sono molto piu’ veloci, magri e reattivi e amano muoversi molto di piu’ a differenza dei primi. Il cavallo dipinto nel quadro fuoriesce da questo sfondo di colore oro, ove il frantumismo iconologico si palesa in dante per la totalita’ del quadro in menzione, giacche’ le linee esili o massive del primo disegno di base iconografico fatto a matita o altro di differente non vengono rivitalizzate con i colori acrilici e olio, giacche’ esse, se rivivacizzate, cotali linee di controrno esili o massive, fatte a matita o altro di differente, con i colori, le stesse potrebbero evocare la classica prigionia della forma geometrimatematecizzante, impedente l’ ontosignificazione del biditridimensionalismo pittorico, fortemente suggestionato sulla predetta tela in menzione dagli interventi dei passaggi chiaroscurali, dedotti questi ultimi, dalle svariate velature dei colori a olio, generanti l’accidentalizzazione dei mezzi toni cromatici, supportanti appieno le ombre proprie e proiettate sull’ intero corpo del cavallo manifesto. Si evince il fatto che, tale avvertenza pittorica, nel palesare il Furore attraverso la presenza del cavallo in questo suo quadro, abbia messo dopo anni in evidenza il carattere stesso della pittrice, nonche’ le sue vicissitudini di vita, forse fatte da esperienze negative, che oggi invece non ci sono piu’ o interpretate e affrontate da parte della pittrice stessa in maniera piu’ saggia e matura, nonche’ con piu’ razionalita’ e forza d’ animo eccellente, con la funzione che questa sua nuova predisposizione d’ animo di interpretare i fatti del mondo, sia favorevole a estromettere dalla sua anima vegetante l’ evocazione di un passato che non c’e’ più, ma solo in parte rimembrato incosciamente con furore dal suo spirito in codesta opera in menzione. Jean-François Bachis-Pugliese Archivista Semiologo e Critico dell’arte Copryright 2023.Tutti I Diritti Riservati

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